Un espresso! La storia della macchina caffè espresso

Sono tante le frasi famose sul caffè, come questa di Eduardo De Filippo: “Quando io morirò, tu portami il caffè, e vedrai che io resuscito come Lazzaro” (fonte:letteralmente.net). Ma qual è la sua Storia?

La sua storia nasce in Italia, e non poteva essere altrimenti.

Giornale, pasta e caffè. Ecco sintetizzato il momento di pausa al bar apprezzato da tutti. Mentre, in una vita quotidiana sempre più densa di appuntamenti, i primi due ingredienti di questo rito collettivo possono venire meno, così non è per il caffè e per tutte le sue declinazioni: espresso, macchiato, al vetro…

La qualità di un buon caffè al bar è determinata dalla bravura – e simpatia – del barista, ma anche e soprattutto dalla macchina caffè espresso che produce questa corroborante bevanda.

Gli albori della macchina caffè espresso

E’ tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento che nasce la prima macchina caffè espresso. Moriondo prima e Bezzera poco dopo, rispettivamente un torinese e un milanese, brevettano i primi dispositivi per preparare il caffè espresso. Burggillpattadi . In seguito, Desiderio Pavoni inizia a costruirle e commercializzarle; decide di chiamare la prima macchina Ideale e si racconta che riuscisse a costruirne una al giorno nella sua officina.

Negli stessi anni Arduino, ingegnere torinese, progetta Victoria, una macchina caffè espresso, alla quale dà il nome della moglie, che verrà venduta in tutta Europa grazie alla sua forma elegante e slanciata. Nel 1906, alla fiera internazionale di Milano, le macchine caffè espresso sono tra gli oggetti più ammirati in assoluto. E’ così che inizia il nostro espresso.

Il dopoguerra: tazza calda e addio al retrogusto di bruciato

La preparazione del famoso espresso italiano si è velocizzata e ne è migliorata la qualità, rimane ancora quel lieve retrogusto di bruciato. Sparirà quando l’architetto di fama internazionale Gio Ponti per la società La Pavoni, fondata proprio da Desiderio, progetterà La Cornuta, macchina caffè espresso rivoluzionaria che utilizza l’acqua in pressione.

Il nomignolo è dato dalla forma della nuova macchina, con un design che, a dispetto del sarcastico appellativo, vincerà molti premi di design industriale a livello internazionale.

Lo sappiamo tutti: il caffè va gustato caldo, e per farlo anche la tazza deve esserlo. E’ proprio in questi anni che un’altra marca storica, Cimbali, presenta la prima macchina con uno scaldatazze incorporato.

Il boom economico e il ciclismo

Ormai il caffè è quasi pronto. L’affermazione dell’espresso italiano nel mondo avviene in questi anni, grazie a design, qualità e … ciclismo. Infatti la marca Faema, per farsi conoscere e ampliare il mercato, decide di sponsorizzare una squadra di ciclismo; la mossa è vincente, soprattutto perché la squadra è vincente, ne fanno parte i più grandi corridori dell’epoca: Eddy Merckx, Vittorio Adorni e Charly Gaul.

Oggi: tutto il mondo dice espresso

Il caffè è caldo e servito. Siamo ai giorni nostri, la macchina caffè espresso è diventata un oggetto che racchiude in sé la tecnologia e il fascino retrò dati dalla sua storia. Seguendo le orme di Gio Ponti, grandi designer, come Giugiaro e Pininfarina, ne delineano le forme; le marche storiche – Arduini, Cimbali, Pavoni, Simoncelli – si contendono un mercato che non ha conosciuto crisi e che ancora oggi parla italiano.

“Espresso” è tra le quattro parole italiane più conosciute all’estero insieme a pizza, spaghetti e cappuccino. Il merito di tale successo é della macchina caffè espresso, alla quale La Cimbali nel 2012 dedica un intero museo: il MUMAC (Museo Macchina da Caffè). La storia continua… nel frattempo possiamo gustarci un buon espresso.