5 consigli da seguire quando si compra casa

Quando si compra casa, si fa una scelta particolarmente importante. Che ci si trovi all’acquisto del primo immobile o, magari, dinanzi ad un trasloco, l’acquisto di una casa porta, praticamente come diretta conseguenza, ad un cambiamento radicale della propria vita e dei propri ritmi. Non solo, comprare un immobile significa compiere uno sforzo economico e di energie non indifferente, attorno al quale gravitano diversi fattori da considerare.

Non importa quali siano le proprie condizioni, infatti, acquistare casa rappresenterà sempre una pratica che richiede un quantitativo di attenzione massimo. Per molti rappresenta il coronamento di un sogno e la testimonianza più vivida dell’aver raggiunto una stabilità, sia economica che di vita. Per questo motivo, è bene tener presente le grandi variabili che sorgono dietro questa tipologia di acquisto.

Quando ci si immette nel mercato immobiliare è necessario tener presente una serie particolarmente fitta di fattori che vanno dall’effettiva praticità della casa alla sua posizione geografica. Quando si trovano case in vendita Imola, ad esempio, è opportuno fare un confronto anche col resto della provincia per valutare i prezzi, ma non solo, anche l’effettiva qualità del quartiere e se esso rispecchia le proprie esigenze quotidiane. Scopriamo, dunque, alcuni importanti consigli che bisognerebbe seguire per un acquisto ponderato di una casa.

Scegliere accuratamente l’immobile

La prima cosa da fare prima di procedere con l’acquisto di una casa è considerare, come detto, tutte le incognite in gioco, facendo il possibile per quantificarle. Parliamo di parametri determinanti come la condizione generale dello stabile, la sua posizione, la rumorosità e l’esposizione alla luce naturale. Insomma, non occorre farsi ammaliare da un affare troppo bello per essere vero anche perché, nella stragrande maggioranza dei casi, esso confluirà in tutta una serie di ulteriori spese e responsabilità che incideranno notevolmente sulla sua resa finale, rapportata al costo dell’intera operazione. Occhio a tener conto della quotazione di zona, oltre che a fattori come la presenza di balconi o di un ascensore e l’altezza dell’immobile quando esso si trova in un condominio. Sarà, poi, fondamentale conoscere a pieno il quartiere in cui esso si trova, per non incorrere in spiacevoli sorprese.

Fare bene i calcoli

Prima di comprare casa, poi, bisogna mettere in conto tutte le spese che un determinato immobile andrà a comportare. In fase d’acquisto, infatti, è opportuno non vedere l’immobile soltanto come un nido accogliente, ma anche come un investimento, trattandosi di un acquisto decisamente oneroso. Attenzione, quindi, a tutte le spese accessorie che vanno dall’IVA all’imposta di registro e quella ipotecaria, fino ad arrivare, ovviamente, all’acquisto dell’arredo e delle eventuali opere di ristrutturazione di cui lo stabile potrebbe necessitare.

Sapere cosa si vuole

Quando ci si immette nel mercato immobiliare occorre avere chiari in mente i propri obiettivi. Per questa ragione, bisognerà essere mirati con le proprie scelte; restringere il campo in determinate zone, quando possibile, in funzione di esigenze di budget e routine oltre che, ovviamente, sapere il tipo di soluzione che si preferisce tra condominio o casa indipendente. Gli appartamenti sono soggetti ad imposte condominiali che potrebbero gravare sui propri bilanci mensili in modo non indifferente, mentre le case indipendenti necessitano di manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, completamente a carico del proprietario.

Riflettere a fondo

Il mercato immobiliare si distingue per il suo dinamismo. A meno di non avere urgenze abitative, quindi, è sempre consigliabile attendere il momento giusto per l’acquisto e, successivamente, ponderare a fondo ogni possibile soluzione, evitando a priori di essere troppo precipitosi.

Stimare i costi

Anche durante l’acquisto, un altro consiglio molto importante è quello di stimare il prezzo dell’arredo e di stanziare un fondo relativo ad esso e, prima di comprare casa, fare lo stesso per la ristrutturazione, a prescindere dall’entità dei lavori.

Outfit per l’autunno, alcuni consigli

Tra meno di due settimane è ufficialmente autunno, quindi è giunta l’ora del cambio di guardaroba per scegliere i validi sostituti degli outfit sfoggiati in estate.

Se per alcune coprirsi è sinonimo di censura, per altre rappresenta la consacrazione del vero stile e della capacità di personalizzare il proprio look. Le nuove collezioni autunno/inverno dei mesi a venire, però, accontentano entrambe le parti in causa.

Sembrerà bizzarro, ma le acconciature parlano chiaro: c’è voglia generalizzata di libertà e verso la fine di questo articolo spiegheremo il perché. Torneranno di moda le frange lunghe in stile ’70, ma in chiave sobria e classy. Le acconciature sulle passerelle suggeriscono tagli scalati e liberi che nel weekend potranno trasformarsi in tagli lucidi e voluminosi; mentre per le amanti dei capelli corti sarà di conforto sapere che i buzz cut restano nei trend, mentre continua l’imperio del caschetto tra gli evergreen. Look natural, insomma, che ben si abbina al ritorno dei cerchietti à la Blair Waldorf. In caso di emergenza o necessità di privacy ( e spesso le cose combaciano…) potete ricorrere ai berretti da baseball  oppure ai foulard; intramontabile, imprescindibile se ben usato da chi sa bene come massimizzare i benefici relativi agli accessori. Questo jolly – ricordiamo a chi è nuovo del variopinto mondo della moda – può sì essere il tocco in più all’acconciatura, ma si presta bene anche per altri usi: annodato intorno al manico della borsa, utile come cintura, come coprispalle oppure come ornamento del collo.

Una bella riconferma, sono anche gli abiti in maglia che per quest’anno presenteranno colli larghi e spalle scoperte, con knit a due pezzi coordinando top succinti a gonne altrettanto succinte o lunghe. It’s up to you, as we said!  A proposito di personalizzazione, non capiterà di rado vedere l’accostamento lana/cashmere e questo è un valore aggiunto per chi ama osare e personalizzare all’inverosimile la propria apparenza. Si accendono i riflettori, invece, anche sulle più timide e amanti del vintage dato che tornano prepotentemente in voga i maglioni  del marinaio reinterpretati in versione stretched per chi non rinuncia a mettere in mostra la silhouette, ma anche in trama intrecciata per ovviare alla nostalgia degli anni ’80. Ce n’è per tutte, insomma…

La novità più importante è rappresentata dalle gonne plissé e su queste spendiamo qualche parola in più: ricordate l’incipit sulla voglia di libertà? Bene. Questa voglia è conseguenza diretta di due anni passati in isolamento o quasi. Una bella coincidenza se paragoniamo questo periodo a quello del primo proibizionismo degli anni ’20 del secolo scorso. È la ciclicità della storia che si riflette nel modo di apparire e – quindi – comunicare qualcosa di noi attraverso il biglietto da visita per eccellenza: il nostro aspetto. E noi abbiamo bisogno di esprimerci in quanto animali sociali. Non più solamente gonne standard, il ritorno graduale alla normalità è all’insegna di capi che sono tutto fuorché ordinari, ma paradossalmente composti e mai volgari. Non ci stupirebbe vedere un sequel di Pocahontas con la protagonista che indossa una bella gonna sfrangiata color marrone caramello!

Tra l’altro, sempre parlando di anni ’80, hippie e personaggi Disney, saranno molto gettonati i pantaloni a zampa d’elefante e le trame etniche per i giorni in cui sentiremo il bisogno di comodità a tutti i costi. Questa è un’altra eredità del lockdown!

ça va sans dire che per le calzature resterà l’impronta degli stivali in pelle ancora per un bel po’. Tanto di guadagnato se corredate da tacco vertiginoso in pendant ad una borsa in pelle intrecciata o una minibag a tracolla. Louis Vuitton, sulla scorta della maglia in lana, sembra puntare su una rivisitazione degli stivali ispirata ai sandali romani. Il risultato dell’abbinamento è sensazionale e se avete cliccato sul link, non potete che concordare.

Per non farci mancare nulla, torna anche l’animalier. Con i tempi che corrono, non guasta mai un tocco animalista o ambientalista! Ma come coprire tutto questo ben di Dio in caso di freddo eccessivo? Blazer oversize e giacche in pelle restano sul podio, ma da segnalare anche i cappotti con trama a quadri (indipendentemente dal pattern correlato) e i trapuntati, indispensabili per la mezza stagione. Sembra che quest’anno convenga acquistarli in tonalità neutre perché, nonostante queste stagioni siano scure secondo l’immaginario collettivo, avremo palette più accese che non daranno troppo spazio al nero. Preparatevi ad un abuso del verdone, lilla chiaro, ma anche giallo canarino e il già citato marrone caramello!

La sfida della stagione è evitare l’abuso del nero, ma con tutte queste alternative sarà difficile sbagliare!

Porta brochure per colonnina con nastro, cosa sono e quale scegliere

In diversi luoghi, generalmente quelli più affollati come musei, cinema, concerti, etc, sono presenti delle colonnine con nastro che fungono sia da dividifolla nel caso in cui c’è bisogno di gestire al meglio una coda oppure vengono utilizzate per segnare la distanza da mantenere o per segnalare che oltre quella colonnina non si può accedere.

Per ogni colonnina con nastro, soprattutto durante eventi importanti, è bene che si abbia una brochure che esponga al meglio allo spettatore di cosa si tratta, se c’è una notifica importante da dover segnalare, etc. Motivo per cui si rende necessario acquistare un porta brochure per colonnina con nastro.

Porta brochure per colonnina con nastro

Come già anticipato, i porta brochure sono estremamente utili perché sono considerati uno strumento strategico per migliorare la presentazione e la comunicazione del proprio materiale informativo oppure per tutto quel materiale a stampo promozionale.

Il porta brochure risulta un espositore utile sul piano della praticità perché si avrà la possibilità di informare subito lo spettatore attraverso la selezione di un prodotto con cornice in acciaio verniciato e calotta in plastica che si andrà a posizionare al vertice della colonnina.

Il porta brochure è, inoltre, composto da una tasca in acrilico trasparente che ha una difficoltà di utilizzo pari a zero; infatti, la brochure potrà essere inserita, sfilata e sostituita con notevole facilità. La tasca può contenere i messaggi nel formato standard più conosciuto, ovvero l’A4 verticale.

Il posizionamento sopra la colonnina permette di essere un ottimo veicolo per attirare l’attenzione del cliente, turista, spettatore, etc, dipende dal luogo in cui verrà posizionata la colonnina con nastro. Inoltre, degno di nota per far posizionare questi porta brochure come i migliori all’interno di questo settore è proprio il colore. La finitura della cornice è nera opaca; non solo, si avrà la possibilità di selezionare un’ulteriore finitura per la cornice ovvero quella lucida.

Queste tonalità neutre, semplici, leggere, fanno sì che questo tipo di porta brochure possa essere conforme a qualsiasi tipo di ambiente senza stonare con il design degli interni. Spesso, non si considerano questi prodotti come un tutt’uno con l’arredo interno; invece, quando si tratta soprattutto di eventi importanti o mostre illustri, è bene porre sempre attenzione alla scelta della propria colonnina con nastro e, alla luce di ciò che abbiamo appena detto, anche del porta brochure da apporre al di sopra della colonnina stessa.

Inoltre, non basterà soltanto selezionare accuratamente il design di questi ultimi due perché si dovrà anche pensare e realizzare una brochure idonea e adatta all’evento o alla situazione. Bisognerà cercare di non esagerare con le scritte al di sopra, è bene utilizzare un font che non sia pesante da leggere e non abbia un carattere troppo minuscolo. Mantenere equilibrio e sobrietà.

Le brochure servono per esporre e informare, per anticipare allo spettatore cosa sta per ascoltare o guardare. Un altro appunto riguardo allo stile di una brochure è il grassetto. Molte volte si tende ad esagerare con quest’ultimo anzi, ad abusarne, ottenendo un risultato poco piacevole sia esteticamente sia visivamente. È bene utilizzarlo con moderazione affinché si evidenzino solo le parole importanti e le informazioni utili.

Riciclo gomme usate: ecco i vantaggi di un innovativo processo

Spesso ci si domanda che epilogo hanno i pneumatici a fine vita e come potrebbero essere utilmente reimpiegati. Ebbene, non si tratta di oggetti da considerare alla stregua di un rifiuto, quanto piuttosto si devono prendere in considerazione come ottimo materiale da riciclo. E i modi per riutilizzare tale materiale sono molteplici.

Le sperimentazioni in merito al riciclo degli pneumatici fuori uso sono sempre più efficaci e gli ambiti sono davvero i più disparati. È chiaro che per lo svolgimento di simili operazioni, serve affidarsi solo ed esclusivamente a dei professionisti del settore, come ad esempio la ditta Ghirarduzzi, che ha creato una linea completa di separazione granulo di gomma che si ottiene dal recupero pfu / epdm, garantendo risultati di tutto rispetto nell’ambito del recupero e dello smaltimento di gomme auto a fine utilizzo.

Il processo di recupero di gomme fuori uso

Questo particolare procedimento prevede, prima di tutto, lo stoccaggio degli pneumatici usati all’interno di specifici spazi. Successivamente, sarà compito di appositi consorzi autorizzati, provvedere ad effettuare la raccolta, così come al loro smaltimento. In seguito, ecco che le gomme vengono inviate presso appositi centri di smistamento e recupero.

La prima distinzione che viene fatta è quella tra pneumatici che si possono ancora riutilizzare, e di conseguenza, saranno oggetto di un processo di rigenerazione con un nuovo battistrada, oppure pneumatici fuori uso. Questi ultimi vengono smaltiti, in maniera tale da ricavare del granulato o del polverino di gomma e, di conseguenza, poter tornare utili in tutti quei processi in ambito industriale.

Questo processo, da un lato, è utile in tema di recupero energetico. Le gomme vengono impiegate come vero e proprio combustibile alternativo all’interno di ditte come caldaie industriali, cementifici, ma anche acciaierie, oltre che per sistemi di riscaldamento urbani. Nella maggior parte dei casi, però, il principale riutilizzo è quello legato al recupero di materia.

Riciclo PFU: ecco alcune curiosità tutte da scoprire

Nel momento in cui la gomma degli pneumatici non più utilizzabili è stata scomposta fino ad ottenere dei granuli, ecco che si può riadattare per un gran numero di scopi. Nella maggior parte dei casi il riciclo prevede poi di sfruttare tali scarti per la realizzazione di pannelli insonorizzanti, così come di utili e pratici tappetini anti-calpestio. Insomma, come dei veri e propri isolanti acustici.

Anche nel mondo dello sport, però, c’è la possibilità di riciclare uno pneumatico a fine vita. Infatti, sempre riducendo in granuli la gomma, ecco che quest’ultima si può utilmente reimpiegare come se fosse del materiale da invaso per dei cambi in erba, piuttosto che per la pavimentazione di determinate superfici. Dal punto di vista drenante, è chiaro che l’efficacia di tale materiale è notevole e, insieme ad un alto livello di elasticità, c’è una notevole capacità di assorbire qualsiasi urto.

Non solo pavimentazione per impianti sportivi, ma anche nell’ambito di interventi di riqualificazione cittadina, come ad esempio le asfaltature, ecco che il riciclo degli pneumatici a fine vita può diventare molto importante. Infatti, il polverino di gomma che si ottiene dall’operazione di frantumazione dei PFU viene impiegato praticamente a livello mondiale per la realizzazione di asfalti modificati. Il fatto di combinare la gomma con l’asfalto offre la possibilità di costruire delle pavimentazioni stradali in grado prima di tutto di durare molto di più, ma d’altro canto anche di essere più silenziose e aderenti in frenata. Secondo diverse statistiche, pare che se l’intera gomma che si trova negli pneumatici di fine vita in Italia fosse impiegata per la produzione di asfalti gommati, ecco che si potrebbe provvedere alla pavimentazione di qualcosa come 19 mila chilometri di strade in un solo anno.

Il riutilizzo nelle strade

Il fatto che la gomma presenti un alto livello di resistenza rispetto agli urti, evitando quindi la deformazione, rappresenta un aspetto molto importante nell’ambito dei lavori stradali. Non solo, visto che anche quando si tratta di effettuare degli interventi di riqualificazione urbana, come ad esempio quelli che hanno ad oggetto l’arredo urbano. Quindi, la gomma può essere utilmente impiegata con funzione di protezione, ma anche di rivestimento di normali elementi che fanno parte dell’arredo urbano, che presentano un alto rischio di impatto, come ad esempio le rotatorie, piuttosto che fioriere e aiuole che fungono da spartitraffico.

Ci sono anche altri elementi dell’arredo urbano che potrebbero essere realizzati con il recupero degli pneumatici fuori uso. Si tratta, nello specifico, di rallentatori, delimitatori di corsie, ma anche di cordoli. Insomma, ancora una volta possiamo notare come l’impiego della gomma da PFU possa tornare utile davvero in molteplici ambiti ed occasioni. Non dobbiamo dimenticare, infine, pure gli interventi di pacciamatura. Il cippato, dopo essere stato rivestito con specifiche resine in poliuretano, è stato notevolmente usato come alternativa rispetto alla corteccia di conifere per svolgere operazioni di pacciamatura di spazi verdi privati e pubblici, ad esempio, anche se in Italia si tratta di una pratica ancora poco diffusa.

Biancheria per la tua camera da letto: i marchi più pregiati

Esiste un elemento di imprescindibile importanza per avere una camera da letto bella ed elegante: le lenzuola. Queste, infatti, oltre che scaldarti e cullarti nella notte hanno anche il potere di cambiare totalmente la percezione della propria stanza. Il giusto set di lenzuola è in grado di illuminare, colorare o rendere la tua stanza più o meno elegante. Trovare la giusta via di mezzo però tra le proprie esigenze non è sempre facile.

Come scegliere perciò le lenzuola che fanno al caso proprio?

Le varie caratteristiche delle proprie lenzuola

La prima caratteristica da tenere a mente per effettuare la giusta scelta riguardo alle proprie lenzuola parte da noi.

Un primo elemento da tenere in considerazione per orientarsi tra le varie scelte in commercio è la sensazione che ci piace provare durante la notte. A seconda dell’abbigliamento che usiamo, del calore che si richiede e della sensazione che ci piace provare durante le ore in cui stiamo avvolti tra le coperte a riposare varierà anche la nostra scelta.

Ad esempio, se ti piace rimanere avvolto dal tuo stesso calore durante la notte, la scelta più indicata potrebbe essere acquistare un set di lenzuola in flanella, così da vivere un sonno temperato e morbido. Altrimenti se ti piace restare fresco e sentire l’aria circolare tra le coperte acquista delle lenzuola estive.

Un elemento molto importante riguarda sicuramente il modo in cui accoppiamo la biancheria da letto. È infatti vero che la giusta relazione tra camicie da notte e lenzuola può fare la differenza. Mettiamo il caso che ci piaccia tenere pigiami molto caldi e avvolgenti per dormire, in questo caso sarà necessario, sempre tenendo a mente che ognuno ha le proprie esigenze, alleggerire le proprie coperte. Mentre nel caso in cui ci piaccia sentirci leggeri e tenere camicie da notte molto fini potrebbe essere il caso di scegliere delle lenzuola più pesanti.

Allo stesso modo è importante la sensazione che danno sulla pelle, proprio per questo bisogna conoscere le proprie esigenze e sperimentare, così da andare sul sicuro nella scelta di un lino rispetto ad un cotone o ad un materiale anallergico.

Passando a un altro fattore importante è l’effetto che le lenzuola faranno come pezzo di arredamento.

Lenzuola, copriletti e piumoni hanno infatti il potere di dare tutta una altra anima alla propria stanza da letto. Per quanto si pensi infatti, questa non è solo uno spazio dove dormire o cambiarsi, anzi, è lo spazio in cui passiamo gran parete del nostro tempo in casa. Anche se per dormire avere una stanza bella, equilibrata e colorata può aiutarci a iniziare la giornata con il piede giusto.

Anche in questo caso è però importante allineare la scelta alle proprie esigenze e ai propri gusti, in una stanza molto colorata e luminosa, infatti, una coperta elegante e a tinta unita andrebbe sicuramente a spiccare mentre una fantasia troppo colorata e variopinta potrebbe perdersi. Il contrario ovviamente accade in camere più sobrie e calde, dove la giusta fantasia può donare quel tocco di vitalità in più.


Qualunque sia la scelta che fa per voi è importante comunque ricordare due cose: saper arredare i metri occupati dal proprio letto può cambiare totalmente l’aria della stanza intera e la giusta combinazione di biancheria per la notte fa la differenza sul proprio sonno e quindi sulla propria giornata.

L’orologio da taschino più complicato e prezioso della storia

Qual è l’orologio da taschino più complicato e prezioso della storia? Sicuramente quando si pensa al modello di segnatempo da taschino più famoso e costoso non si può che nominare l’Henry Graves Supercomplication di Patek Philippe.

L’orologio costruito dal famoso Patek Philippe nel 1933 è un vero e proprio capolavoro nel mondo dell’orologeria e si presenta come il congegno da tasca più complesso che sia mai stato costruito. Tant’è vero che prende il nome di Sacro Graal dell’alta orologeria. Il segnatempo è realizzato in oro ed il suo valore è milionario.

Il valore infatti, è stato stimato sui 21,3 milioni di dollari, e dopo essere passato di mano in mano da vari proprietari fortunati è passato in mano a una casa d’asta la Sotheby’s di Ginevra, che è riuscita a venderlo successivamente a un prezzo altissimo, una cifra record che ha permesso all’orologio di fregiarsi del titolo di orologio più famoso al mondo.

L’orologio è stato in mano alla famiglia che lo aveva commissionato a Patek nel 1925, fino al 1969. Dopo oltre 36 anni custodito dalla famiglia di Henry Graves, nel 1969 venne venduto a un industriale, dopo di ché fu esposto anche all’Atwood’s Time Museum a Rockford.

Perché l’orologio è tanto prezioso?

Esistono tantissimi orologi preziosi al mondo, ma perché questo modello da taschino è davvero quello più prezioso della storia? Un primo motivo va ricercato nel fatto che l’orologio realizzato da Patek sia stato creato con alcune delle tecniche più avanzate del mondo.

Patek Philippe per accontentare Henry Graves ci mise ben 6 anni di lavoro per progettare l’orologio e riuscire nel suo assemblaggio, anni che hanno permesso all’orologio di essere unico, perfetto e così complicato che fino ad oggi è una vera e propria leggenda.

Nonché è uno dei pezzi più ricercati da collezionisti privati e musei, venduto più volte all’asta, come l’ultima tenuta da Sotheby’s a Ginevra, l’orologio così complesso e ricco di complicazioni è amante da tutti coloro che hanno una forte passione nel settore.

Perché un orologio così complicato? Il banchiere americano aveva fatto una richiesta precisa a Patek Philippe. Il nuovo orologio doveva presentare moltissime complicazioni, più di quelle del Grande Complication di Vacheron & Constantin che avevano creato per James Ward Packard.

Le complicazioni dell’orologio creato per Packard erano molte, ma Patek Philippe non si è fatto in alcun modo spaventare e ha realizzato un modello ancora più complesso e con tantissime funzioni. Come descritto dalla casta d’aste l’orologio unisce il massimo della tecnologia all’ideale rinascimentale con oltre 24 complicazioni.

Il modello, dunque, in seguito ad una competizione tra Patek e Packard. Una competizione sicuramente Patek Philippe è riuscito a vincere.

Le caratteristiche del Henry Graves Supercomplication di Patek

Tra gli orologi Patek Philippe sicuramente quello creato per Henry Graves, che costo ben 60 mila franchi svizzeri, è uno dei più complessi e di quelli che hanno maggior valore sul mercato.

L’orologio da taschino è stato realizzato con un totale di 24 funzioni, per questo motivo prende il nome “Supercomplication” ossia super complicato, con una mappa stellare che richiama il cielo notturno sopra New York.

Realizzato con le più avanzate tecniche dell’epoca, l’orologio presenta tantissime funzioni e complicazioni uniche e perfette che fino ad oggi incantano tutti. Le funzioni sono così tante che è davvero complesso elencarle e spiegarle tutte nel dettaglio.

Una delle cose più belle di questo orologio è sicuramente la mappa celeste che serve a mostrare il cielo notturno nello stesso modo in cui si poteva ammirare dall’appartamento di Graves che è affacciato su Central Park.

Realizzato in modo incredibilmente meraviglioso, puntiglioso, riportando alle stelle la magnitudine, la distanza, ruotando insieme il cielo dell’orologio. Un dettaglio che rende questo segnatempo da taschino davvero unico in ogni suo dettaglio e nelle romantiche complicazioni inserite da Patek.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono le principali complicazioni. Per l’indicazione dell’ora, l’orologio presenta complicazioni quali: ore, minuti, secondi e tempo siderale; l’ora del tramonto e dell’alba; equazione per il tempo del calendario; e un interessante calendario perpetuo.

Nel quadrante dell’orologio di Patek Philippe per l’indicazione dell’ora ci sono: i giorni del mese, della settimana, i mesi, una splendida mappa celeste, età e fasi lunari, cronografo cronometrico, cronografo tradizionale. 

Sul quadrante nella zona dello split dei secondi sono presenti, invece, altre complicazioni quali: il registratore di 30 minuti, il registratore a 12 ore, il Chime (ossia un meccanismo che scandisce le mezze ore e le ore complete).

Nella zona dei secondi sono presenti anche: il Westminter Carrilon, la Grande Sonnerie con Carrilon, la Petit Sonnerie con Carrilon, la ripetizione dei minuti e infine la sveglia.

Inserire tutti questi elementi e complicazioni all’interno di un orologio è stata sicuramente un’impresa che ha regalato al settore però un prodotto davvero meraviglioso, unico, e davvero molto costoso, con la sua quotazione milionaria.

Beauty trend 2022, le novità dalla Corea

Come tutti gli appassionati di bellezza e skincare sanno, è ormai da qualche anno che la Corea la fa da padrone nelle tendenze di questo ambito, diffondendo trend e prodotti in tutto il mondo, grazie anche alla facilità con cui si possono fare spedizioni internazionali che ci permettono in pochissimo tempo di ricevere i prodotti utilizzati nell’Estremo Oriente.

Andiamo dunque a vedere subito quali saranno le tendenze che la Corea ci propone per la primavera e l’estate di quest’anno, dove le parole chiave saranno sostenibilità, ingredienti fermentati e minimalismo.

Sostenibilità per curare pelle e ambiente

Il concetto di sostenibilità è diventato capillare in tutti gli aspetti della nostra vita, grazie alla crescente consapevolezza che negli ultimi anni si è diffusa verso la crisi climatica, l’inquinamento e la preoccupazione per la salvaguardia del nostro pianeta. Chiaramente tutto ciò non poteva non avere un impatto anche nell’ambito del beauty e della skincare, che nel 2022 si orienta verso il fare della sostenibilità uno dei suoi valori fondamentali, con le industrie che cercano di arrivare ad una produzione zero-waste che comprende anche l’utilizzo sempre più frequente di packaging completamente riciclabile.

Anche gli ingredienti dei prodotti prendono sempre più spunto da principi attivi ed estratti naturali, e in questo senso la rivoluzione del 2022 proveniente dalla Corea è quella degli ingredienti fermentati, come il tè e il kombucha, ottenuto dalla fermentazione del tè nero, che sono particolarmente validi nel cresre prodotti per riequilibrare e lenire i fastidi di una pelle particolarmente sensibile, andando a nutrirla in profondità e rendendola luminosa.

Tra gli altri nutrienti naturali dei prodotti per la skincare coreana di quest’anno possiamo trovare la vitamina A, che aiuta a combattere le rughe, la propoli e l’estratto di cipolla rossa, dalle ottime proprietà antiossidanti.

”Skinimalism”, poco ma buono

Nel 2022 sembra decisamente essere finita l’era della skincare routine lunga e dove si utilizzano moltissimi prodotti diversi: il trend di quest’anno infatti cambia totalmente rotta rispetto alle origini, e va a comporsi di pochi step ragionati e veloci, che rendono la cura della pelle alla portata anche di chi non ha molto tempo da dedicarci.

Ecco che quindi andremo a trovare prodotti multitasking, che svolgono più azioni in una sola volta, e anche formulazioni che lasciano da parte complessi ingredienti chimici per far spazio ad estratti naturali e legati alla medicina tradizionale. Si va in controtendenza anche rispetto al look che donava un aspetto da pelle di porcellana, reso popolare da attori e cantanti coreani e copiato da moltissime persone. Il trend di quest’anno invece tende ad andare a valorizzare una pelle dall’aspetto naturale, sano e nutrito, grazie anche alla grande diffusione di prodotti a base di propoli e acido ialuronico.

Un’altra cosa che i beauty trend coreani tengono in considerazione sono gli effetti che l’uso prolungato delle mascherine comportano sulla pelle. Pur trattandosi di un’abitudine già consolidata in molti Paesi asiatici, l’uso delle mascherine in Occidente ha iniziato a provocarci imperfezioni e brufoli ricorrenti, per cui possiamo però trovare dei prodotti appositi, che vanno a detergere la pelle ma senza essere troppo aggressivi.

Tagliando auto: ecco tutto quello che c’è da sapere

Quando si parla del tagliando auto, si fa riferimento a un controllo della propria vettura che deve essere portato a termine con una certa regolarità. Infatti, l’auto deve essere oggetto di un’apposita attività di manutenzione rispettando degli intervalli ben precisi.

Nel momento in cui si acquista una vettura, è importante già avere le idee ben chiare su quando deve essere effettuato il tagliando. Ovvero, ogni quanti chilometri diventa obbligatorio. Non c’è una risposta che va bene in tutti i casi, dal momento che si tratta di un parametro che cambia in base al marchio produttore e alle caratteristiche tecniche di ciascuna vettura. Inoltre, spesso e volentieri, si tende a fare confusione tra il tagliando e la revisione: se quest’ultima viene considerata obbligatoria, il primo non lo è. Eppure, è fondamentale per conservare la validità della garanzia. Per questo motivo si consiglia sempre di fare riferimento al proprio meccanico Ford Roma di fiducia, in maniera tale da evitare di dimenticarsi o fare confusione circa il momento migliore in cui intervenire.

Le scadenze temporali da rispettare

Una delle domande che ci si fanno più di frequente è legata a ogni quanto va effettuato il tagliando auto. Tutto varia in base al tempo che è passato dall’acquisto della propria vettura e dal numero di chilometri che sono stati percorsi. Per avere le idee più chiare serve fare riferimento a quanto è previsto direttamente dal libretto d’uso della vettura, che indica proprio ogni quanti chilometri va fatto il tagliando.

Come viene svolto il tagliando

Dopo che il cliente ha consegnato la vettura in officina, ecco che il primo passo è quello di dare un’occhiata alla vettura dal punto di vista estetico. In seguito, ecco che si passa alla verifica dei liquidi che si trovano all’interno del radiatore, così come valutare il livello dell’olio motore e la qualità dello stesso. Da controllare anche il liquido dei freni, quello usato per lavare i vetri e quello refrigerante. È chiaro che, qualora il quantitativo non fosse sufficiente, si deve provvedere al rabbocco.

Il tagliando prevede anche che venga cambiato il filtro dell’olio, così come il filtro dell’aria e il filtro dell’abitacolo. Successivamente, si deve cominciare a controllare le gomme, cercando poi di seguire una linea logica nel verificare anche altre componenti dell’auto, come trasmissione, climatizzatore, marmitta, ammortizzatori, sospensioni e impianto dei freni.

In relazione a quello che viene indicato sul libretto di manutenzione che viene realizzato da parte del marchio produttore, ecco che si potranno svolgere anche altre attività importanti. Ovvero, effettuare il cambio di determinati elementi oppure accessori che sono spesso danneggiati per colpa dell’usura.

L’obiettivo è inevitabilmente quello di conservare la validità della garanzia. Quindi, chi lavora all’interno dell’officina e svolge il tagliando deve sempre emettere fattura inserendo i ricambi originali, oppure scegliendo i ricambi che siano conformi in tutto e per tutto rispetto ai pezzi originali.

La garanzia potrebbe estendersi anche oltre il biennio che viene stabilito come obbligatorio da parte della legge. In ogni caso, per conservare la validità, bisogna sempre svolgere il tagliando presso la rete ufficiale del costruttore.Come dicevamo in precedenza, il tagliando dell’auto deve essere effettuato rispettando scadenze che vengono determinate dal mix tra tempo e chilometri che sono stati percorsi. Nel caso in cui nel giro di quattro anni non vengono percorsi almeno 10 mila chilometri è inutile tenere in considerazione solamente i chilometri. Quindi, è proprio questa la ragione per cui il tagliando della propria vettura andrebbe effettuato ogni anno o, al massimo, ogni ventiquattro mesi. Prendendo in considerazione i chilometri percorsi, si dovrebbe svolgere un tagliando dopo circa 15-30 mila chilometri.

Separazione consensuale, cos’è e come funziona

Quando ci si sposa e si mette su famiglia, la speranza è sempre che il proprio amore e la propria favola duri in eterno. Purtroppo spesso bisogna scontrarsi con una realtà meno idilliaca che porta i coniugi a decidere di continuare il cammino su due strade diverse. Separarsi non è mai semplice, ma sicuramente con una separazione consensuale si riesce a mantenere un rapporto più rispettoso. Per cercare un accordo col futuro ex coniuge, ti consigliamo di rivolgerti ad un ottimo avvocato divorzista Verona. Detto quanto vediamo cosa sapere sulla separazione consensuale.           

Cos’è la consensuale

Si definisce separazione consensuale un istituto giuridico attraverso cui di comune accordo due coniugi decidono di sospendere gli effetti civili del matrimonio. Una volta depositato l’accordo debitamente sottoscritto da entrambi i coniugi, si tenta una riconciliazione tra i due, in mancanza della quale, viene omologata la decisione e si può proseguire anche con la pratica di divorzio.

Una volta raggiunta la separazione consensuale, essa produce effetti giuridici sui due (ex) coniugi, ai sensi anche dell’articolo 151 (e successivi) del codice civile.

Come esperire una separazione consensuale

Per giungere ad una consensuale, i coniugi hanno diverse strade percorribili, ovvero presentare un ricorso congiunto al Tribunale di competenza con l’assistenza di due avvocati (uno per parte) o di uno per entrambi, oppure è possibile chiedere direttamente lo scioglimento dei vincoli coniugali all’Ufficio di stato civile del comune di appartenenza. In tale ultimo caso, è bene precisare, d’obbligo sono alcuni requisiti previsti dalla legge ovvero assenza di figli e mancate conseguenze di attribuzioni patrimoniali.

Detto ciò devi sapere anche che con la separazione consensuale, la legge italiana non considera possibile l’addebito a carico di un coniuge (in questo caso infatti diverrebbe separazione giudiziale).

Nel caso di ricorso davanti al tribunale, dopo il deposito, il Presidente del tribunale tenta di conciliare (formalmente più che sostanzialmente) i due coniugi. In caso di positivo soddisfacimento della conciliazione si chiude la procedura con apposito verbale, altrimenti la “causa” di separazione prosegue. Ecco quindi che il Presidente approva l’accordo dei coniugi e rimette il fascicolo al Collegio, il quale, in camera di consiglio (senza parti e avvocati presenti) pubblica il Decreto di omologazione.

Decreto di omologazione

Con il decreto di omologazione si chiude l’iter della separazione. Quest’ultimo viene depositato in cancelleria. Dal giorno dell’udienza presidenziale, si contano sei mesi prima di poter avviare la pratica di divorzio. Precisiamo che l’omologazione della separazione non preclude l’ipotesi di effettuare annullamento della stessa per vizi della volontà. Questo in quanto il decreto di omologazione non va a sostituire la volontà delle parti.

Documenti per la separazione consensuale

Ma quali sono i documenti che servono per la separazione consensuale? Da quanto puoi già dedurre da quanto detto sino ad ora, trattandosi di una procedura più veloce, che non prevede una guerra tra marito e moglie come nel caso della giudiziale, la procedura è altrettanto più semplice. Dunque anche la documentazione da presentare è poca e facile da reperire. Per una consensuale occorre depositare l’atto di matrimonio in copia integrale, certificato di residenza dei due coniugi, certificato di stato di famiglia dei due coniugi (non è consentito l’uso dell’autocertificazione), dichiarazione dei redditi risalente all’ultimo triennio. Va altresì allegato il documento di riconoscimento in corso di validità di marito e moglie, tessera sanitaria di entrambi.

Le tempistiche per la separazione consensuale

Per ciò che attiene in ultimo alle tempistiche, si giunge a separazione consensuale con rapidità rispetto al caso della separazione giudiziale. Se infatti vengono fissate a stretto giro udienze dal Tribunale, la separazione consensuale si esaurisce nel giro di poche settimane. Al massimo la procedura può impegnare qualche mese, non di più.

Le finestre a vasistas, ecco cosa sapere

Quando si sceglie il sistema di apertura delle proprie finestre, non bisogna solamente pensare ad un fattore estetico, ma è anche necessario tenere in considerazione la praticità e la funzionalità, in modo da sfruttare gli spazi al meglio. Un fabbro Milano potrà consigliare il sistema migliore per i vostri infissi, oltre ad offrire assistenza in caso di imprevisti.

Uno dei sistemi di apertura più conosciuti è quello chiamato “a vasistas”, che andremo ad analizzare meglio in questo articolo elencandone vantaggi e svantaggi.

Come funzionano le finestre a vasistas

Le finestre a vasistas sono un tipo di infissi che si aprono verso l’interno della stanza e presentano le cerniere sul lato inferiore, mentre il sistema di chiusura si trova nella parte superiore. In questo modo, l’anta si muove dall’alto verso il basso invece che lateralmente, ed è sostenuta da degli appositi braccetti che impediscono che non cada. Molto spesso questo sistema è combinato con l’apertura classica a battente, permettendo una maggiore versatilità del serramento.

Si tratta di un tipo di infissi utilizzati generalmente in magazzini e altri locali di servizio, o comunque a tutti quegli ambienti che non richiedono un particolare affaccio sull’esterno, ma necessitano comunque di una buona illuminazione naturale e di un certo ricambio d’aria. È anche possibile rendere automatica l’apertura e la chiusura delle finestre a vasistas, con sistemi elettronici comandabili a distanza con un telecomando.

Questa tipologia di infissi è realizzata con tutti i possibili materiali impiegati anche nelle altre finestre, garantendo la possibilità di un’ampia scelta nella quale tenere conto anche di un eventuale fattore estetico. Bisogna tuttavia avere l’accortezza di affidarsi ad un esperto per l’installazione degli infissi, in modo da ottenere il massimo dalle prestazioni di questi ultimi.

Vantaggi e svantaggi delle finestre a vasistas

Questo sistema di apertura degli infissi presenta certamente delle differenze sostanziali con gli altri, e possono essere vantaggiose o meno. Ad esempio, il ricambio d’aria da una finestra a vasistas è diverso rispetto a quello da una finestra a battente. In quest’ultima il ricambio d’aria è certamente più veloce, ma si rischia di creare corrente d’aria fastidiosa e dannosa per le persone, ed in caso di pioggia c’è il rischio di dover tenere le finestre sempre completamente chiuse per evitare di bagnare l’interno della stanza.

Inoltre, le finestre a vasistas sono indicate nelle situazioni in cui sia necessario risparmiare spazio, grazie allo scarso ingombro dell’apertura.

Tuttavia, questo sistema di apertura presenta anche degli svantaggi, quali l’impossibilità di affacciarsi e di pulire la parte esterna della finestra, che risulta molto complicata a meno che non sia implementata anche la possibilità di aprire la finestra a battente, e per la quale servono strumenti appositi. Inoltre, è un tipo di infisso che non permette un ricambio d’aria veloce nella stanza. In questi casi, è più opportuno optare per delle classiche finestre a battente, specialmente per l’uso domestico, oppure per delle finestre a bilico, che possono aprirsi completamente dall’alto verso il basso rimanendo fissate sui lati, permettendo dunque una pulizia più facile.