Oscar 2016: l’attesa è tutta per Di Caprio

Ormai è partita la macchina organizzativa che porterà il 28 febbraio all’assegnazione degli Oscar 2016. Una edizione che è partita nel segno della polemica, a causa dell’uscita delle cinquine dei candidati dedicate ad attori e registi dalle quali per il secondo anno consecutivo sono rimasti fuori gli artisti afroamericani. Una vera e propria ferita che ha spinto Spike Lee a dichiarare il proprio boicottaggio ufficiale nei confronti della cerimonia che si terrà come al solito al Dolby Theatre, presto seguito da molti altri.

Quello della mancanza di artisti colore nelle nomination è un problema che ha riportato a galla la composizione dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, ovvero la composita giuria che decide in tal senso. Si tratta di una platea formata da circa 6mila persone gravitanti nell’orbita del cinema e chiamate a farne parte su invito. La grande maggioranza di queste persone è però di origine wasp e questo fatto va a riverberarsi negativamente su scelte che nel corso dell’ultimo biennio hanno portato infine alla vera rivolta in atto.

Ormai da alcuni anni è in atto un tentativo di riequilibrare la situazione, chiamando a far parte dell’Academy rappresentanti della minoranza afroamericana, ma il ritmo delle operazioni prosegue troppo a rilento.oscar-2016

Il risultato di tutto ciò è un evidente sbilanciamento nelle candidature che non poteva non essere notato in un paese ove la differenza di trattamento nei confronti delle minoranze continua ad essere un nervo scoperto.

Ce la farà Leonardo Di Caprio?

La furiosa polemica in atto ha per ora messo in secondo piano l’aspetto più interessante di questa edizione degli Oscar, ovvero la possibile prima vittoria di Leonardo Di Caprio. Il divo di Los Angeles, nonostante abbia partecipato a produzioni come Titanic, Romeo + Giulietta, The Aviator, Blood Diamond, The Departed e Django unchained, non è mai riuscito a strappare il prestigioso riconoscimento dell’Academy.

Dopo le nomination degli anni passati e i tre Golden Globes ricevuti, ora sono in molti a prevedere che sarà lui a vincere il premio riservato al miglior attore protagonista per la sua prova in Te Revenant, il film drammatico di Alejandro González Iñárritu nel quale è stato chiamato a rivestire i panni di Hugh Glass, il mitico cacciatore vissuto a cavallo tra il Settecento e il secolo successivo. Una prestazione resa ancora più epica dal rifiuto di una controfigura per le scene più pericolose e faticose.

Gli addetti ai lavori e i bookmakers sembrano non avere dubbi sulla sua vittoria, ma la concorrenza di Bryan Cranston, interprete di Trumbo, potrebbe rivelarsi più forte del previsto. Il leggendario sceneggiatore di Hollywood inserito nella blacklist ai tempi del maccartismo vanta ancora molti ammiratori nell’Academy e una sua vittoria non desterebbe eccessiva sorpresa.

Tanti non premiati di prestigio prima di Di Caprio

L’affannosa caccia all’Oscar da parte di Leonardo Di Caprio ha naturalmente riportato alla luce un aspetto che rende ancora più intrigante la cerimonia di consegna dei premi, ovvero quello dei tanti grandi artisti di passato e presente mai gratificati da un Academy Awards.

Il primo nome che viene in mente è quello di Stanley Kubrick, da molti considerato il più grande regista nella storia del cinema. Non gli sono bastati capolavori come Il dottor Stranamore, Barry Lindon, 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica, Shining e Full Metal Jacket per ricevere l’Oscar per la migliore regia, dovendosi accontentare alla fine del premio riservato agli effetti speciali per 2001: Odissea nello spazio. Un dato ancora più clamoroso se si pensa che le pellicole da lui dirette hanno vinto in nove occasioni, accumulando tredici nomination.

A Kubrik va poi aggiunto un’altro gigante come Alfred Hitchcock, il Maestro del Brivido. Cinquanta nomination e alcune vittorie, tra cui quella di Rebecca – La prima moglie, nel 1940, ma mai il premio dedicato al miglior regista.

Altro grande del passato che ha avuto un rapporto conflittuale con l’Academy è stato Orson Welles, se si pensa che Quarto potere nonostante le nove candidature ha ricevuto un solo Oscar, quello per la miglior sceneggiatura, mentre L’orgoglio degli Amberson si fermò a quattro nomination, nonostante fosse stato tagliato dalla RKO per renderlo più adatto al premio. Alla fine Welles fu premiato con il solito contentino alla carriera, decidendo di non scomodarsi neanche e di mandare John Huston a ritirare il premio.premio-oscar

Neanche Marylin Monroe, del resto, riuscì a vincere l’Academy Award, nonostante prove attoriali di grande levatura come quelle in Gli uomini preferiscono le bionde, A qualcuno piace caldo, Quando la moglie è in vacanza e Gli spostati. Prove ancora oggi elogiate dalla critica, ma evidentemente non gradite a Hollywood.

Non va poi dimenticato il caso di Quentin Tarantino, nonostante vanti al suo attivo pellicole come Pulp Fiction, Le iene, Jackie Brown, Kill Bill, Bastardi senza gloria e Django Unchained. In pratica i suoi colleghi lo vedono soltanto come un bravo sceneggiatore, ma considerata la sua giovane età esiste ancora la possibilità di non fare la fine di Stanley Kubrik.

A consolazione di Tarantino, che ha comunque strappato quattro nomination come miglior regista e due Oscar per la sceneggiatura, va ricordato che Spike Lee non è stato mai nominato, sorte che lo accomuna a Tim Burton. Non hanno vinto neanche Peter Weir (4 nomination), Robert Altman (ben sette le sue candidature a vuoto), Sidney Lumet e Ingmar Bergman, rispettivamente 5 e 4 nomination.

Per quanto concerne l’Italia va ricordato invece il caso Fellini, arrivato a ben 12 candidature senza mai avere la soddisfazione di andare a ritirare la statuetta, se non quella alla carriera, nel 1993.
Neanche Roberto Rossellini, Sergio Leone e Vittorio De Sica, del resto, sono riusciti ad ottenere l’Oscar alla regia, potendo consolarsi soltanto con l’iscrizione ad una categoria in cui troneggiano altri grandi come Akira Kurosawa e David Lynch.

Come si può notare una lista incredibile e per certi versi assurda, che però non fa che conferire ulteriore fascino alla cerimonia di premiazione, rendendo assolutamente impossibile capire cosa riescano a combinare di volta in volta i giurati dell’Academy Awards. Anche gli artisti di colore esclusi nell’ultimo biennio, insomma, possono consolarsi pensando di essere in ottima compagnia.